Forse le cose stanno così: il vero viaggiatore si trova sempre nell’occhio del ciclone.
Il ciclone è il mondo, l’occhio è ciò con cui lui guarda il mondo.
La meteorologia ci insegna che nell’occhio si sta tranquilli, forse quanto nella cella di un monaco.
Chi impara a guardare con quell’occhio impara forse anche a distinguere l’ESSENZIALE dal secondario, anche se si limita a capire in che cosa sono diverse le cose e le persone e in che cosa sono uguali.
Baudelaire ha detto che i viaggiatori partono per partire, e ha anche scritto a proposito delle false idee che si fanno al momento della partenza, e della “conoscenza amara” che rimane loro dopo il viaggio, “del mondo piccolo e monotono che ieri, oggi, domani ci mostra un’immagine di noi stessi: un’oasi di spavento in un deserto di noia”.
Ma in questa prospettiva forse è proprio COLUI CHE RIMANE A CASA, nell’aneddotica familiare della vita quotidiana, colui che fugge in quanto non riesce a sopportare quella “conoscenza amara”.
Per quanto mi riguarda non si tratta qui di stabilire chi sia l’eroe, ma di capire chi fa quello che gli detta la sua ANIMA, quale che sia il prezzo da pagare.
“Hotel nomade”

 

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